La Psicoterapia Breve Corporea

I rapidi mutamenti sociali ed economici che si sono verificati negli ultimi tempi hanno generato nuovi assetti collettivi ed individuali e con essi nuove emergenze.

Psicoterapia Nettuno Roma

Da un lato, il lavoro è sempre più precario ed eseguito con ritmi frenetici, all’altro l’adeguamento a modelli distanti dalla realtà impone stili di vita e ideali comportamentali e fisici stressanti, se non rischiosi.

Di qui l’emergere di una domanda d’intervento psicologico diversa da quella su cui si sono fondate le scuole e le metodologie tradizionali.

La psicoterapia terapia reichiana, cui facciamo riferimento, è una terapia del profondo e come tale tende ad una trasformazione completa e globale del paziente nei suoi aspetti psicocorporei; per questo i tempi sono necessariamente lunghi.

Così anche rispetto alla metodologia della psicoterapia corporea reichiana si sono attivati nuovi canali di studio e ricerca.

Da oltre venti anni, Xavier Serrano Hortelano, ha sistematizzato Psicoterapia Breve Caratteroanalitica (PBC), basata sulla Vegetoterapia Carattero Analitica (VtCA) di Federico Navarro.

Pur rimanendo valida la metodologia sistematizzata da Federico Navarro, risulta evidente che tale approccio profondo necessita di tempi di trattamento piuttosto lunghi

La psicoterapia breve non si pone di raggiungere gli obiettivi di cambiamento radicale e profondo, conseguibili con una VtCA, ma si rivolge più efficacemente al focus del problema e il suo fine è quello d’innescare un processo di cambiamento e di risoluzione della sintomatologia.

Il principio dal quale partono tutte le terapie brevi è quello per cui una piccola trasformazione all’interno di un sistema rigido può attivare un cambiamento radicalmente di tutto il sistema di partenza.

Lo studio e la ricerca di X. Serrano è stata quella di utilizzare i principi fondamentali dalla VtCA e trasferirli all’interno di uno spazio breve e limitato nel tempo, senza perderne la coerenza originari.

La PBC ha obiettivi focali e concreti, è un lavoro di contenimento che non rinuncia né all’empatia con il paziente né ai presupposti psicocorporei della terapia reichiana, ma svolge il lavoro terapeutico con un senso del limite rispetto ai tempi e agli obiettivi.

L’empatia con il paziente è irrinunciabile ed è raggiungibile proprio attraverso la crisi che sta attraversando.

Quando lo stress supera la capacità difensiva e auto organizzativa della corazza, questa si destabilizza e nasce il sintomo. Il sintomo è la manifestazione di allarme del corpo, e a questo punto non c’è più difesa, non c’è più stabilità. Questo stato genera la sensazione di stare in crisi.

Il paziente, attraverso il lavoro terapeutico, non modifica radicalmente il proprio carattere, ma impara a comprenderlo, a conoscerlo ed a gestirlo al meglio.

Egli può ridurre la sofferenza e conseguentemente il sintomo, e allo stesso tempo può aumentare la capacità di riconoscere e utilizzare le proprie risorse per vivere al meglio le dinamiche della sua vita.

Questo livello di comprensione di se stessi presuppone in terapia corporea breve un’esperienza sensitiva, ma non abreazioni emotive.

Lavorare con le sensazioni è patrimonio della terapia corporea e conseguentemente della PBC.

La PBC lavora con la sensazione e con il sistema sensoriale-percettivo.

La sensazione permette una conoscenza sperimentale, che è sicuramente meno profonda dell’esperienza emozionale che si ottiene attraverso il lavoro neurovegetativo tipico della VtCA, ma altamente efficace se riferita al focus del problema.

Il sintomo che si manifesta non è solo funzione del carattere della persona ma è anche in funzione della sua struttura di base (psicotica, nevrotica, borderline); un concetto più ampio che ingloba tutte le caratteristiche del sé, di cui il carattere ne è una manifestazione.

Lo stesso sintomo può avere differenti funzioni in persone diverse; quindi va compreso rispetto alla globalità dell’essere, in funzione cioè della sua struttura, non solo del suo carattere.

Per questo l’inizio di un trattamento di PBC necessita di una Valutazione Iniziale Strutturale Differenziale.

La concezione del sintomo associato alla struttura, differenzia la PBC dalle altre psicoterapie brevi.

La PBC consta di 20 sedute a cadenza settimanale della durata di 50 minuti ciascuna, quindi 4-5 mesi di trattamento.

Un altro segno d’identità della PBC è il setting terapeutico.

Nella PBC si mette insieme il lavoro seduti sulle poltrone faccia a faccia, o anche seduti dietro la scrivania, al lavorare con il paziente steso sul lettino.

Ogni seduta è suddivisa in tre fasi:
1) accoglienza di 15 minuti seduti alla scrivania;
2) 20 minuti di lavoro corporeo con il paziente sdraiato sul lettino;
3) la conclusione, nuovamente 15 minuti seduti alla scrivania, durante i quali si integra, a un livello corticale-razionale, l’esperienza corporea.

Nel lavoro corporeo si utilizzano alcuni actings tratti dalla VtCA della durata di 5-9 minuti ciascuno, procedendo sempre in senso cefalo-caudale.

L’acting di 5-9 minuti, rispetto ai 15-20 della terapia del profondo, consente di lavorare sul sistema sulla sensoriale a livello del sistema nervoso centrale.

Il lavoro d’integrazione tra il livello corticale e quello sensitivo è una caratteristica della PBC, che la differenzia dalle altre terapie brevi e la rende coerente con il modello ecologico originario del paradigma reichiano.

Essendo una metodologia breve, con costi e tempi ridotti, la PBC offre sicuramente molte possibilità d’impiego sia nel pubblico che nel privato.

Psicoterapia corporea


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