Il panico degli 80 Km

Giovanni, il nome è ovviamente inventato, è un giovane trentenne che si rivolge a me per episodi di attacchi di panico che gli stanno impedendo di fare spostamenti oltre un certo raggio dalla sua casa.

La prima seduta

Le parole tra virgolette sono letteralmente del paziente.

Di piacevole aspetto, apparentemente spigliato, piuttosto curato nell’abbigliamento anche se casual, Giovanni lavora con funzioni manageriali presso l’azienda di famiglia e il suo disturbo gli impedisce di esercitare a pieno il suo lavoro fatto essenzialmente di relazioni pubbliche.

Si definisce “razionalmente efficiente, serio, onesto”

Giovanni vive in casa con i suoi genitori.  E’ figlio unico ed è il loro orgoglio, ancor di più in questo periodo,  in quanto con la sua attività manageriale ha fortemente rinnovato l’azienda familiare, dando alla stessa un nuovo slancio economico. Da quando è diventato il nuovo manager dell’azienda, suo padre, fondatore della stessa, si è un po’ ritirato  nell’ombra lasciando al figlio la conduzione, pur rimanendone il titolare; allo stesso tempo Giovanni ha assunto anche il ruolo del saggio della famiglia a cui, soprattutto, la madre ricorre sempre più spesso per essere consigliata nella quotidiana gestione della casa.

E’ fidanzato da circa cinque anni con una coetanea che a breve entrerà a far parte della stessa azienda come segretaria. Lui la definisce “attenta”, “amorevole” e “una vera donna” che si preoccupa delle sue esigenze.

I due hanno in progetto di sposarsi dopo che anche la ragazza avrà ottenuto la sistemazione lavorativa.

La ragazza è stata sempre ben accettata dai suoi genitori e praticamente è entrata da subito a far parte del loro nucleo familiare “quasi adottata”; lui è ben accetto dalla madre di lei, che “però non ha una famiglia regolare”, intendendo con questo la separazione dei genitori  e la vita sregolata condotta dalla sorella minore.

Nell’azienda lavorano anche gli zii di Giovanni, il fratello della madre e sua moglie, i quali vivono nella porzione di villetta bifamiliare loro confinante: “un piccolo paese” come lo chiama Giovanni.

Le crisi di panico iniziano quando i due ragazzi iniziano a pensare di acquistare una casa propria e di lasciare il “piccolo paese” una volta sposati.

La prima crisi si è manifestata circa sei mesi prima della sua richiesta di aiuto.

In occasione di una  vacanza organizzata dalla sua ragazza, Giovanni deve interrompere il viaggio “dopo 80 chilometri” e tornare a casa  dopo aver imboccato l’autostrada.

Qualche chilometro dopo il casello lo pervade una tremenda “paura di morire”; le pulsazioni cardiache aumentano “a dismisura”, la respirazione diventa “impossibile”. Riesce a malapena a guidare fino alla prima area di sosta, dove lascia la guida alla ragazza per essere riportato a casa.

Giovanni vive l’episodio di panico come una tremenda defaillance della sua razionalità e del suo efficientismo.

Da quel giorno si susseguono altri episodi, sempre concomitanti con viaggi di piacere con la ragazza,  anche quelli programmati  per un weekend o di una sola giornata.  Puntualmente dopo 80 chilometri compaiono gli attacchi di panico. Gli unici piccoli viaggi che riesce a fare sono quelli in cui è presente anche una sua cugina di poco più grande.

Questa cugina, figlia unica degli zii, è sempre stata un riferimento positivo per Giovanni ed  è l’unica di tutto l’entourage familiare che abbia da qualche tempo un lavoro autonomo dalle famiglie di origine e viva indipendentemente da sola in una cittadina non lontano.

La cugina è anche colei che lo invita ad intraprendere una psicoterapia ed è attraverso delle sue amiche psicologhe che ottiene i miei recapiti per il cugino.

Le difficoltà di Giovanni iniziano a mettere in crisi la sua  relazione affettiva, fino ad allora “perfetta”. La ragazza inizia a non accettare il fatto che Giovanni non riesca a concedersi una breve vacanza lontano da casa da solo con lei.

La loro vita di coppia era stata fino ad allora “idilliaca”, “mai un litigio”, “sessualità perfetta”, “perfetta sintonia su tutte le scelte”.

Perfetto,  e la conseguente perfezione perduta, sembra emergere da quella prima seduta come una parola chiave

La crisi di coppia, unitamente alle difficoltà relative al lavoro, sono le motivazioni iniziali per intraprendere la  terapia.

Dimensione corporea

Piuttosto alto e slanciato, Giovanni presenta una fronte sempre corrugata, portata verso l’alto dalle sopracciglia arcuate. Lo sguardo è piuttosto impaurito e controllante; le mascelle sono serrate.

La parte superiore del torace è sviluppata, anche in virtù della palestra assiduamente frequentata prima degli attacchi di panico.

La respirazione è bloccata in una cronica inspirazione e la parte inferiore del corpo, specialmente bacino e gambe, sembrano quasi prive di energia.

Quando si sdraia sul materasso i suoi piedi rivolgono le punte verso l’alto e anche la zona lombare è piuttosto arcuata. Ha difficoltà ad adagiare la testa, vorrebbe un cuscino.

Ipotesi iniziale e progetto terapeutico

Insieme al paziente ipotizziamo che tutta questa tensione verso le parti alte del corpo lo aiutino a mantenere questo suo aspetto “razionalmente efficiente” di cui è orgoglioso ed anche di quella che lui definisce “perfezione”.  “Il mio corpo ora non è più così perfetto” dirà durante un’attivazione corporea.

La famiglia allargata, composta da  genitori e zii ed anche il lavoro,  rappresenta una sorta di utero simbiotico, un campo fusionale, da cui non può uscire se non a rischio di morire.

Il progetto del matrimonio e la conseguente uscita di casa rappresentano per lui  un pericoloso attacco alla sua famiglia perfetta  che esprime attraverso gli attacchi di panico.

A sua detta gli 80 chilometri sono una sorta di distanza di sicurezza: da quella distanza sa che può tornare indietro in breve tempo qualora accada qualcosa a lui o ai suoi genitori.

Quella distanza di sicurezza si è ora trasformata in una fissazione; un invalicabile confine verso l’ignoto e l’incontrollabile.

Per intervenire prontamente sull’elevato livello di ansia, decidiamo di iniziare a lavorare a livello psicocorporeo attraverso una Psicoterapia Corporea a Breve termine ad orientamento post-reichiano, con sedute a cadenza settimanale.

La psicoterapia corporea a breve termine consente di lavorare efficacemente focalizzando l’intervento

L’obiettivo  a breve termine è costituito dalla riduzione del carico di ansia da separazione che sostiene gli attacchi di panico, con il fine di riacquistare una sufficiente autonomia per poter riprendere le relazioni  ed iniziare a fare piccoli viaggi.

L’obiettivo a lungo termine è quello di analizzare le origini profonde del disturbo, che possono essere  affrontate nel setting di una psicoterapia post-reichina denominata Vegetoterapia Carattero-Analitica, che prevede una ristrutturazione della personalità del paziente attraverso una sistematica analisi del carattere e attraverso dei  movimenti di attivazione corporeo-emozionali denominati Acting.

La terapia breve

Iniziamo a lavorare sulla modalità di Giovanni di respirare.

Il respiro è trattenuto in alto attivando i muscoli scapolari e intercostali, con scarso movimento diaframmatico e con la compressione della zona addominale.

Nella prima seduta di lavoro psicocorporeo l’indicazione data è solamente quella di prestare attenzione al proprio respiro per poi, nelle sedute successive,  guidare Giovanni verso una respirazione più profonda e consapevole.

In breve egli diviene consapevole del suo modo di respirare e apprende come praticare una respirazione funzionale. La sua ansia diminuisce sensibilmente ed ora è in grado di utilizzare la respirazione per attraversare con più consapevolezza le proprie emozioni.

A questo punto decidiamo di inserire alcune attivazioni psicocorporee.

La prima consiste nel fissare il punto luminoso di una lampadina tascabile a circa venti centimetri dai suoi occhi; questo punto diventa un riferimento per il passaggio successivo, quando deve spostare lo sguardo da quel punto luminoso alla punta del suo naso. Un piccolo viaggio per nulla banale che all’inizio presenta alcune difficoltà e riattiva per un attimo in lui  la paura connessa agli spostamenti.

Inizia a farsi largo in lui la sensazione che la relazione con la ragazza non funzioni realmente bene;  non solo “per colpa mia” dirà, “perché , come dice lei, non sono in grado di viaggiare”

Nell’arco di circa due mesi Giovanni si sente fiducioso e tenta un viaggio che pensava impossibile.

Cerca di ricucire la relazione con  la sua ragazza e programma una breve vacanza, per la quale deve prendere l’aereo per recarsi all’estero.

Appena si siede al suo posto in cabina, di nuovo il panico. Fa interrompere le procedure di imbarco e scende dall’aereo, lasciando libera la sua ragazza di continuare da sola la sua vacanza.

Tornado verso casa sente che il suo posto non è più neppure tra le mura domestiche.

Nella seduta successiva, anziché percepire una defaillance, sente una sensazione di felicità per aver sperimentato di essere ben sopravvissuto all’esperienza e di aver realizzato che la relazione con la ragazza era sempre stata una replica della sua relazione con la famiglia di origine, specialmente con la madre.

Proseguiamo il lavoro terapeutico per  altri sei mesi e al termine concordiamo di effettuare una seduta di  follow-up a sei mesi.

Follow-up

Giovanni ora sta progettando di acquistare una casa in cui andare a vivere da solo e ha aperto un’agenzia di servizi in proprio, sempre con il sostegno paterno, che ora e  anche diventato un suo cliente.

Ha di nuovo iniziato a frequentare la palestra, ma in maniera meno ossessiva e in quel luogo ha conosciuto nuove persone, tra cui una ragazza a cui è particolarmente interessato.

Circa un mese prima del nostro incontro ha fatto un viaggio di piacere di oltre cento chilometri da casa  da solo.

Al termine della seduta di follow-up, Giovanni manifesta il desiderio di intraprendere un percorso di psicoterapia corporea del profondo per comprendere meglio le ragioni  del disturbo che lo aveva invalidato per diverso tempo e ristrutturare il suo essere-nel-mondo, orientandolo verso il piacere e non più verso la ricerca della perfezione e dell’efficientismo.

Dopo qualche mese Giovanni inizierà una Vegetoterapia Carattero-Analitica.

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